Sovrani e nobili

Alberto da Casalodi

Signore guelfo di Mantova ricordato da Dante per la stoltezza con cui si lasciò ingannare da Pinamonte dei Bonacolsi, finendo esiliato dalla propria città.

Profilo

Alberto da Casalodi è citato da Dante in Inferno XX, nel contesto del discorso di Manto sulla fondazione e la decadenza di Mantova. Il testo lo ricorda per la sua mossa politica sbagliata: seguì il consiglio ingannevole di Pinamonte dei Bonacolsi, ghibellino, che lo persuase a esiliare numerosi nobili per guadagnarsi il favore del popolo. Rimasto privo di sostenitori, Casalodi fu cacciato da Mantova nel 1272 per opera dello stesso Pinamonte, che ne divenne padrone e bandì o sterminò la maggior parte delle famiglie nobili rimaste. Dante definisce il suo operato una mattia, una stoltezza politica che precedette la rovina della città, già spopolata per le ragioni narrate nei versi precedenti.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto XX95prima che la mattia da CasalodiApri verso