Storico

Capocchio

Alchimista fiorentino condannato come falsario, collocato tra i falsatori di metalli nel canto XXIX dell'Inferno; ricordato da Dante come suo compagno di studi.

Profilo

Capocchio, detto «magister Capochius florentinus» dai commentatori antichi, è introdotto da Dante nel canto XXIX dell'Inferno come «l'altro lebbroso», alchimista condannato nella bolgia dei falsari. Le note al testo attestano che ebbe notevole fama come falsificatore e che morì sul rogo a Siena nel 1293, come attesta un documento dell'Archivio di Stato della città. Secondo le fonti commentariali citate, sarebbe stato compagno di studi di Dante in uno studio di filosofia naturale, frequentato per iscriversi all'arte dei medici e speziali; dopo una fase iniziale dedicata all'alchimia «vera», si sarebbe poi volto alla pratica «sofistica», cioè alla falsificazione dei metalli. Nel canto XXX è ricordato nuovamente in relazione a una scena di violenza che lo riguarda. La tradizione antica discute se fosse senese o fiorentino: la sua vivace polemica contro i Senesi, raccolta e assecondata dallo stesso Dante, lo esclude decisamente dall'origine senese.

Nel testo

Versi collegati

2 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto XXIX136sì vedrai ch’io son l’ombra di Capocchio,Apri verso
InfernoCanto XXX28L’una giunse a Capocchio, e in sul nodoApri verso