Sovrani e nobili

Attila

Re degli Unni del V secolo, ricordato da Dante come flagello che devastò l'Italia e, secondo una leggenda, ridusse in cenere l'antica Firenze.

Profilo

Attila è ricordato da Dante nell'Inferno come terribile devastatore dell'Italia. Nel canto XII, tra i centauri che sorvegliano il Flegetonte, Nesso indica ai due poeti coloro che la tradizione storiografica medievale designava come flagellum Dei, ossia i grandi predatori che funestarono la penisola, e qualifica Attila con l'appellativo di «flagello in terra». Una nota autorizzata precisa che Dante riprende il soprannome attribuito al re degli Unni, il quale nel V secolo saccheggiò e devastò l'Italia. Nel canto XIII un suicida fiorentino, parlando della propria città, allude a una leggenda per cui il passaggio di Attila l'avrebbe ridotta in cenere, lasciando solo qualche resto mutilo della statua di Marte presso il fiume. Una nota avverte che la tradizione qui accolta da Dante confondeva in realtà Attila con Totila. Dante menziona dunque Attila quale figura storica legata alle devastazioni d'Italia e, indirettamente, alla distruzione mitica di Firenze.

Nel testo

Versi collegati

2 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto XII134quell’ Attila che fu flagello in terra,Apri verso
InfernoCanto XIII149sovra ’l cener che d’Attila rimase,Apri verso