Reale

Pistoia

Pistoia è ricordata da Vanni Fucci come la «degna tana» in cui si rifugiò, in Inferno XXIV.

Descrizione

Nel canto XXIV dell'Inferno, mentre si trova tra i ladroni della settima bolgia, Dante ascolta la confessione del dannato Vanni Fucci. Questi, dopo aver maledetto Dio e rivelato le proprie colpe, indica in Pistoia il luogo in cui trovò rifugio, definendola con la perifrasi «degna tana». L'immagine contribuisce a tratteggiare la malvagità attribuita da Dante alla città toscana, secondo una visione coerente con la rappresentazione delle città guelfe e ghibelline nei canti dedicati alle divisioni civili. Nella struttura morale del poema, Pistoia è dunque evocata come spazio di rifugio per un peccatore, in un passo che intreccia geografia reale e valore allegorico.

Nel testo

Versi collegati

3 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
InfernoCanto XXIV126bestia, e Pistoia mi fu degna tana».Apri verso
InfernoCanto XXIV143Pistoia in pria d’i Neri si dimagra;Apri verso
InfernoCanto XXV10Ahi Pistoia, Pistoia, ché non stanziApri verso