Reale
Palermo
Palermo è ricordata da Dante nel Paradiso come la città dove, il 30 marzo 1282, scoppiò la rivolta dei Vespri contro la dominazione angioina, con il grido «Mora, mora!» rivolto ai Francesi.
Descrizione
Nel canto VIII del Paradiso, all'interno del cielo delle stelle fisse, Carlo Martello rimprovera la mala segnoria angioina e porta come esempio l'insurrezione dei Siciliani, scoppiata a Palermo il 30 marzo del 1282, all'ora del Vespro. Dante coglie il grido drammatico della folla — «Mora, mora!» — come segno dell'odio e del furore che si scatenano nei popoli oppressi dal malgoverno. Le note al canto ricordano che Palermo fu anche la città dove Manfredi di Svevia, figlio naturale di Federico II, si fece incoronare re di Sicilia dopo la morte del fratello Corrado IV, e dove secondo una leggenda guelfa sua madre Costanza, ultima erede normanna, sarebbe stata monaca prima di essere data in moglie a Enrico VI.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Paradiso | Canto VIII | 75 | mosso Palermo a gridar: “Mora, mora!”. | Apri verso |