Reale
Nocera e Gualdo
Nocera e Gualdo sono due castelli umbri ricordati da Dante come pie città obbligate a un grave giogo nella schiera dei beati del Paradiso XI.
Descrizione
Nel Paradiso XI, tra i beati che inneggiano a Dio, Dante ricorda con una perifrasi i castelli umbri di Nocera e Gualdo, accomunati a molti altri centri della regione come luoghi gravati da un duro giogo, in contrapposizione alla leggerezza dei santi che li assistono. La menzione si inserisce nella lode di san Francesco, cantata da san Domenico come esempio di ardore serafico e di splendore cherubico. L'ampia introduzione geografica della vita del santo parte dai fiumi Tupino e Chiascio e dal Subasio per designare la terra d'origine, entro la quale Nocera e Gualdo sono richiamati come poli di un'oppressione politica che solo la santità riesce ad alleviare.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Paradiso | Canto XI | 48 | per grave giogo Nocera con Gualdo. | Apri verso |