Reale
Libia
Deserto sabbioso della Libia, evocato da Dante come misura delle più terribili specie di serpenti, superata dalla settima bolgia.
Descrizione
Nel canto XXIV dell'Inferno Dante apre una similitudine con i serpenti della Libia per sottolineare la varietà e la terribilità delle specie presenti nella settima bolgia. Il deserto libico è ricordato come luogo proverbiale di rettili velenosi e pericolosi, secondo una tradizione che risale alla descrizione della Farsaglia di Lucano, dove la marcia dei Romani nel deserto offre un catalogo di serpenti cui Dante fa riferimento. La menzione «Più non si vanti Libia con sua rena» colloca la Libia come termine di confronto superato: ciò che il deserto offriva come massimo esempio di orrore è ora vinto dallo spettacolo della bolgia dei ladri, dove i dannati sono tormentati e trasformati dai serpenti.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XXIV | 85 | Più non si vanti Libia con sua rena; | Apri verso |