Reale
Gaeta
Gaeta è una città italiana citata da Dante come porto di passaggio dopo circa un anno trascorso presso Circe e come uno dei castelli del regno napoletano appartenuto a Carlo Martello d'Angiò.
Descrizione
Nel Inferno XXVI Ulisse, rievocando il proprio ritorno da Troia, ricorda che la maga Circe lo trattenne presso di sé circa un anno prima di lasciarlo partire, collocando quel soggiorno «presso a Gaeta», porto situato lungo la costa campana. Nel Paradiso VIII, invece, Gaeta compare insieme a Bari e Catona come uno dei castelli che ornavano la parte meridionale della penisola italiana, identificata con il corno d'Ausonia. Secondo la nota al passo, il verbo «s'imborga» designa proprio l'azione di ornare e fortificare quel tratto del regno di Napoli con i castelli di Bari, Gaeta e Catona. Il nome dunque designa sia una località costiera dell'itinerario di Ulisse sia una delle piazzeforti meridionali che spettavano a Carlo Martello d'Angiò, premorto al padre Carlo II.
Nel testo
Versi collegati
2 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XXVI | 92 | me più d’un anno là presso a Gaeta, | Apri verso |
| Paradiso | Canto VIII | 62 | di Bari e di Gaeta e di Catona, | Apri verso |