Reale
Forlì
Forlì è città della Romagna ricordata da Dante in Inferno XVI come luogo dove il torrente Montone perde il nome di Acquacheta, e in Purgatorio XXIV in un'immagine legata alla sete.
Descrizione
Forlì è menzionata da Dante nell'Inferno (XVI, v. 99) all'interno della similitudine del fiume Montone: il torrente, che nel suo corso superiore prende il nome di Acquacheta, non lo conserva più giungendo all'altezza di Forlì, dove quel nome «è vacante». La nota al passo precisa che con quest'espressione Dante intende dire che il fiume «non ha più quel nome» presso la città, e che l'Acquacheta è in realtà uno dei torrenti che formano il Montone, quello che fa le cascate di San Benedetto. Nel Purgatorio (XXIV, v. 32) Forlì ritorna in un'immagine di Bonagiunta Orbicciani, che parla di un poeta avvezzo «di bere a Forlì con men secchezza», accostando la città a un esempio di sete ancora non del tutto spenta. Forlì ricorre inoltre indirettamente nelle note al canto XIV dell'Inferno, dove si ricordano i conti Ordelaffi signori della città e la potente famiglia guelfa dei Paolucci, signori del castello di Calboli, il cui esponente Rinieri più volte ne contese il predominio.
Nel testo
Versi collegati
2 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Inferno | Canto XVI | 99 | e a Forlì di quel nome è vacante, | Apri verso |
| Purgatorio | Canto XXIV | 32 | già di bere a Forlì con men secchezza, | Apri verso |