Reale

Eufrate e Tigri

I due fiumi mesopotamici Eufrate e Tigri, ricordati da Dante nel Paradiso terrestre come termine di paragone per i corsi d'acqua gemelli che vede davanti a sé.

Descrizione

Nel XXXIII canto del Purgatorio, Dante vede sgorgare davanti a sé due corsi d'acqua che gli ricordano i due grandi fiumi della Mesopotamia, l'Eufrate e il Tigri, i quali, secondo il racconto del Genesi (2, 10-14), scaturivano dal paradiso terrestre da un'unica sorgente, insieme ad altri due fiumi, il Fison e il Geon. Dante stesso, nella Commedia, riduce a due i quattro fiumi biblici, attribuendo loro nomi di nuova invenzione. La similitudine si ispira con ogni probabilità a un passo di Boezio nella Consolatio philosophiae (V, prosa I, vv. 3-4), dove si dice che Tigri ed Eufrate nascono da una sola fonte per poi dividersi in acque disgiunte. La menzione dantesca serve dunque a esprimere la meraviglia di chi scorge due fiumi gemelli dividersi dopo una sorgente comune, e prelude alla descrizione del loro lento separarsi, paragonato a quello di due amici che stentano a lasciarsi.

Nel testo

Versi collegati

1 versi
CanticaCantoVersoTestoApri verso
PurgatorioCanto XXXIII112Dinanzi ad esse Ëufratès e TigriApri verso