Reale
Babilonia
Babilonia è ricordata nel Paradiso terrestre come luogo proverbiale di corruzione, dove l'oro fu preferito alla fede.
Descrizione
Nel XXIII canto del Paradiso Dante ricorda Babilonia in una similitudine: le beate che formano la ghirlanda sono come le «bobolce» buone, che al centuplo rendono il frutto del seme, in contrasto con quanti in Babilonia lasciarono l'oro, preferendo la ricchezza terrena alla fede. Il verso «di Babillòn, ove si lasciò l'oro» evoca pertanto un luogo-simbolo di corruzione e di cedimento morale, contrapposto alla rettitudine delle anime del cielo dei sapienti. Nelle note al canto V dell'Inferno si ricorda peraltro che il nome di Babilonia indicava per Dante una precisa sede, distinta dalla cosiddetta Babilonia d'Egitto.
Nel testo
Versi collegati
1 versi| Cantica | Canto | Verso | Testo | Apri verso |
|---|---|---|---|---|
| Paradiso | Canto XXIII | 135 | di Babillòn, ove si lasciò l’oro. | Apri verso |