La selva dei suicidi e delle Arpie
Guida al canto
Lasciato Nesso sul Flegetonte, Dante e Virgilio entrano nella seconda zona del settimo cerchio, una selva intricata di alberi spinosi senza sentiero. Le Arpie, creature con volto umano e artigli, nidificano tra i rami. Subito si levano guai da ogni parte, ma senza che si veda chi gridi, e Dante si ferma smarrito.
Chi incontriamo
Due figure prendono voce dai cespugli. La prima è Pier della Vigna, che fu segretario di Federico II e si uccise, accusato di un tradimento che nega fino alla fine. La seconda è un fiorentino che si impiccò nelle proprie case; lui stesso si identifica come Iacopo da Sant'Andrea, non Dante, che anzi chiede perché lo usi come scudo. A inseguirli compaiono cagne nere, e l'anima che cerca scampo invoca Lano, morto alla giostra del Toppo.
Cosa aspettarsi
Dopo aver ascoltato i due dannati, Dante e Virgilio riprendono il cammino nella selva, e la discesa verso il sabbione del terzo girone si avvicina. Resta aperto il nodo del corpo negato: dove saranno appesi i corpi di questi suicidi, e quando i due pellegrini raggiungeranno il limite della vegetazione?
Testo originaleInferno · Canto XIII
Parafrasi
Io fei gibetto a me de le mie case».
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